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Il counseling per promuovere il proprio benessere emotivo

Tra biologia e cultura, il ruolo delle emozioni nell’evoluzione dell’individuo: un breve excursus

Radicate sia nella dimensione culturale che in quella biologica, le emozioni rivestono un’importanza cruciale nella vita psichica dell’individuo: la loro azione interessa, infatti, tutto il funzionamento mentale e media il rapporto tra l’organismo e l’ambiente, organizzando e motivando, congiuntamente ad altri fattori, il comportamento.

Nel corso dell’ultimo secolo, numerose teorie sono state formulate1 sulla natura e sul funzionamento delle emozioni, ma ciò che risulta evidente è che lo sviluppo affettivo e quello emozionale, inestricabilmente congiunti e inscindibili l’uno dall’altro, si intrecciano con lo sviluppo cognitivo e con quello sociale.

Le emozioni primarie

Il sistema emotivo, presente fin dalla nascita (e forse anche prima2), si basa su processi innati che forniscono risposte automatiche, indispensabili alla sopravvivenza dell’individuo. Se le reazioni emotive riscontrabili nei bambini appena nati non hanno ancora un valore comunicativo intenzionale, già dopo i primi due mesi di vita l’espressione dell’emotività raggiunge livelli sempre più complessi: entro il primo anno d’età, grazie al rapporto con il caregiver e alle altre interazioni sociali, il bambino inizia a esprimere le proprie intenzioni e sviluppa emozioni con valore comunicativo (rabbia, sorpresa, paura, gioia ecc.).

Lo sviluppo emotivo e le emozioni sociali

Dopo il primo anno di vita, l’ultima fase dello sviluppo emotivo riguarda la comparsa di emozioni cosiddette sociali (colpa, vergogna, timidezza) che, al contrario delle emozioni primarie, sono apprese dal contesto culturale di riferimento.

Successivamente compaiono emozioni più articolate, atte a esprimere sentimenti complessi e perciò definite miste. Con la crescita il bambino acquisisce maggiore competenza da un punto di vista emotivo: utilizza un lessico sempre più adeguato, riconosce le espressioni facciali, proprie e altrui, comprende anche la natura complessa o ambivalente delle emozioni e sviluppa, infine, strategie atte a modulare la propria esperienza emotiva. Tale sviluppo si compie entro gli 11/12 anni3 ed è molto legato ai modelli di attaccamento4: pertanto l’espressione delle emozioni può subire squilibri di vario genere a seconda degli specifici stili e dei modelli operativi interni correlati; questi, infatti, svolgono una funzione di indirizzo nell’interpretazione delle informazioni provenienti dal mondo esterno.

Durante l’adolescenza cresce la competenza emotiva5: gli adolescenti possiedono, infatti, capacità di coinvolgimento empatico più raffinate rispetto a quelle dei bambini; sviluppano, inoltre, abilità di coping, ovvero capacità di far fronte a emozioni troppo intense o durature, e sono consapevoli di usarle.

Gestione delle emozioni nell’età adulta

Nell’età adulta, infine, le capacità emotive e di regolazione delle emozioni si affinano sì, ma sono spesso inficiate da problemi sorti nell’infanzia o successivamente6. Contenimento e gestione delle emozioni sembrano significare, per i più, controllo, repressione o, addirittura, misconoscimento; una vita psichica equilibrata necessiterebbe, invece, di un’espressione consapevole delle emozioni, dal momento che esse vanno identificate e comprese in modo da essere “nutrienti” e non disturbanti.

L’obiettivo da perseguire nella vita adulta è il riconoscimento di legittimità a ogni tipo di emozione o sentimento che la natura consente di recepire7: è questo un esercizio di consapevolezza e di responsabilità, talvolta estremamente impegnativo e doloroso, che bisognerebbe essere in grado di mettere in atto costantemente e non solo, come invece accade, sotto la spinta di “urgenze” psichiche che “inducono” a farlo.

Come il Counseling può aiutare a sviluppare una relazione sana con le proprie emozioni

La vita quotidiana può essere un susseguirsi di sfide, che spesso comportano stress e un’intensa gamma di emozioni. Può accadere che queste diventino opprimenti o complesse da gestire, creando problemi che influenzano negativamente il benessere complessivo della persona. In queste situazioni, un percorso di counseling può rivelarsi un prezioso alleato per imparare a gestire le emozioni in modo più sano ed efficace.

Il counseling è una relazione di aiuto finalizzata alla promozione del benessere del cliente, cui si offre sostegno e accompagnamento nel superare problematiche e dinamiche disfunzionali, non connesse ad aspetti patologici o traumi (dei quali si occupano, invece, altre figure professionali legate al mondo della salute).

Il counselor lavora molto sulle emozioni, i pensieri e i comportamenti del proprio cliente. Attraverso l’ascolto attivo, l’empatia e l’uso di tecniche specifiche, lo aiuta a comprendere le proprie emozioni, a identificarne le cause profonde e a sviluppare strategie per affrontarle in modo positivo. 

Sviluppo di strategie per un maggior benessere emotivo

 

Nel corso dei colloqui, il counselor fornisce un ambiente sicuro e accogliente per esplorare le problematiche del cliente, aiutandolo a comprendere le dinamiche che le sottendono. Spesso, i problemi sono radicati in esperienze passate o in modelli di pensiero negativi acquisiti nel corso della vita. Il counseling offre uno spazio in cui il cliente può riconoscere queste cause in modo non giudicante.

 

Attraverso la riflessione e l’analisi delle esperienze personali, è possibile scoprire connessioni significative, fornendo una base per la comprensione e la trasformazione, che spesso passano da una corretta gestione delle emozioni: il counselor fornisce, infatti, anche strumenti pratici per imparare a riconoscere, accettare e contenerle in modo sano ed equilibrato. Ciò può includere tecniche di respirazione e di comunicazione assertiva. L’apprendimento di queste strategie consente al cliente di affrontare le sfide quotidiane con maggiore resilienza ed equilibrio emotivo. Rivolgersi a un counselor può aprire nuove prospettive, fornire supporto e guidare verso una vita più appagante, equilibrata ed emotivamente soddisfacente.

 

                                                                                                                                                                                                                      Raffaella Turano                                                                                         Counsellor professionista avanzata                                                                                   Presidente Aspic Cosenza

 

 Bibliografia e sitografia:

  1. Gardner Lindzey, Richard F Thompson, Bonnie Spring, Psicologia, Milano 1999; Ladavas E., Berti A., Neuropsicologia, Bologna 2014.
  2. Mancia M., On the beginning of the mental life in the foetus, in “The International Journalof Psychoanalysis”, 62, pp. 351- 357; Quagliata E., All’origine del dialogo tra genitori e figli. pp. 11-50 (in Canarile C., Carbone P., Maestro S., Quagliata E., Rustin M., Trapanese G. – a c. di -, Dialoghi con i genitori. La psicoanalisi per i genitori, i figli e la famiglia, Roma 2015).
  3. Varriale C., Cervello, emozioni, prosocialità. Recenti acquisizioni neuropsicologiche e itinerari educativi in campo socio-affettivo, Napoli 2002.
  4. Liotti G., Attaccamento (in Bara B. – a c. di -, Manuale di psicoterapia cognitiva), 1996 Torino; Sroufe A. L., Lo sviluppo delle emozioni. I primi anni di vita, Milano 2000.
  5. Grazzani Gavazzi I., Riva Crugnola C., Lo sviluppo della competenza emotiva dall’infanzia all’adolescenza: percorsi tipici e atipici e strumenti di valutazione, Milano 2001.
  6. , ad es., De Plato G., Manuale di psicologia e psicopatologia delle emozioni, Bologna 2011.
  7. Cinti S., Emozioni in corso. Guida alla parte nascosta e preziosa di sé, 2014 Molfetta (BA); Montecchiani, Le emozioni: un fenomeno plurale, in http://www.psychiatryonline.it/node/5884, 25 Ottobre 2015.