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La supervisione nel counseling

La supervisione nelle professioni di aiuto, quali il counseling, è un processo di apprendimento, agevolazione e verifica che si sviluppa attraverso la relazione tra un professionista esperto e uno o più operatori del settore durante il percorso formativo o nel corso della loro attività professionale[1].

Per il counselor la supervisione è necessaria sia a livello etico che professionale. Ogni associazione di categoria dei counselor – quali REICO, Assocounseling, Assocouns, S.I.Co., CNCP, per citarne alcune – ha un suo regolamento, un suo codice etico e deontologico, e la supervisione, individuale o di gruppo, è obbligatoria al fine di mantenere l’iscrizione e/o l’avanzamento di livello.

L’associazione professionale di counseling REICO, ad esempio, tra gli obblighi del counselor esplicita il rispetto dell’etica e della deontologia professionale facendo ricorso alla supervisione e ai percorsi di crescita personale (psicoterapia, counseling, analisi ecc.) che consentono di sciogliere i blocchi psico-emotivi – capaci di influenzare negativamente il suo ruolo di agevolatore- , di armonizzare le diverse componenti della propria personalità e, infine, di sviluppare appieno le capacità di fondo più richieste per condurre con successo i colloqui di aiuto[2].

Finalità e funzione della supervisione

La supervisione è necessaria per garantire efficacia, efficienza e qualità professionale [3] all’intervento di counseling e favorire il benessere del counselor. Infatti la finalità della supervisione è sia la tutela del professionista che dei suoi clienti: essa sostiene il counselor in caso di stress, lo aiuta a prevenire il burnout e a non nuocere ai clienti. Le principali funzioni della supervisione si possono individuare in alcune parole chiave: monitorare e valutare, istruire e consigliare, modellare, offrire consulenza, supportare e condividere.

Elementi fondamentali della supervisione

Gli elementi fondamentali[4] della supervisione sono:

– la relazione, elemento fondante nella costruzione e nell’evoluzione del processo;

– la funzione valutativa, attraverso la quale il counselor riceve feedback sull’efficacia operativa del proprio lavoro, sulle sue aree di forza e su quelle da potenziare;

– lo sviluppo delle competenze tecniche e la maturazione personale del counselor;

– la tutela della professionalità.

La supervisione si realizza nel contesto di una relazione, che si struttura nel tempo, tra supervisore e supervisionato, in uno spazio strutturato da regole, confini, obiettivi condivisi ed esplicitati nel contratto di supervisione.

Il supervisore – con occhio esperto, acuto, attento e sensibile -guida, dirige, considera, valuta e analizza[5] il lavoro del counselor, gli dà supporto  emotivo,  contenimento e confini definiti, al fine di aiutarlo a svolgere al meglio la sua attività.

Tra i compiti del supervisore c’è, inoltre, quello fondamentale di aiutare il counselor ad osservare la propria etica e deontologia professionale[6].

Nella contesto della formazione inerente all’etica e alla deontologia dei counselor, la supervisione è strumento di incentivazione della crescita e di verifica costante dei risultati e si inserisce all’interno di un processo che inizia con l’introiezione delle regole relative al dover essere professionale e che, attraverso un processo di assimilazione, conduce all’essere un buon professionista[7].

Nella pratica la supervisione è costruita su misura per ogni supervisionato e quindi segue un personale processo di sviluppo.

Supervisione restaurativa, formativa e normativa

In base al contenuto[8] la supervisione può essere distinta in:

Restaurativa o riparativa: si configura come un momento di sostegno emotivo in cui vengono affrontate tematiche a livello personale.

Formativa: è la supervisione tecnica e didattica che riguarda l’esplorazione e l’elaborazione del lavoro svolto con i clienti.

Normativa: può riguardare gli aspetti di etica e di deontologia, gli standard professionali, l’orientamento e la promozione professionale.

Utilità e necessità della supervisione

Per concludere, la supervisione è necessaria per esplorare le difficoltà che si possono incontrare nella pratica professionale, per migliorare l’efficacia degli interventi e la qualità della relazione di aiuto, per aumentare il benessere del counselor e dei clienti.

È, inoltre, necessaria per completare la formazione, sviluppare le capacità professionali, supportare il lavoro, potenziare l’efficacia operativa e tutelare la professionalità.

La supervisione è molto utile anche nelle scelte di promozione professionale come spazio di riflessione per costruire progressivamente il proprio stile professionale.

Pia Maria D’Acri

Sociologa e Counselor Professionista Avanzata

Bibliografia e sitografia:

Giusti, C. Montanari, E. Spalletta, La Supervisione clinica integrata, Masson, Milano, 2000.

Spalletta – F. Germano, MicroCounseling e MicroCoaching, Sovera, Roma, 2006.

Masci, La supervisione nel counseling, Angeli, Milano, 2013.

www.associazionereico.org

www.unicounselling.org

[1] E. Giusti, C. Montanari, E. Spalletta, La Supervisione clinica integrata, Masson, Milano,2000, passim.

[2] http://www.associazionereico.org/codice-etico

[3] E. Giusti, C. Montanari, E. Spalletta, La Supervisione clinica integrata, passim.

[4] Ibidem.

[5] E.Spalletta – F. Germano, MicroCounseling e MicroCoaching, Sovera, Roma, 2006.

[6] E. Giusti, C. Montanari, E. Spalletta, La Supervisione clinica integrata, passim.

[7] ibidem

[8] http://www.unicounselling.org/upaspic.php?id=288</b></h2>

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