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Perdono: un percorso di speranza

La parola perdono deriva dal verbo perdonare, risale al latino medioevale ed è composta dal rafforzativo pĕr, cioè super, e  donāre, cioè donare[i]. Stando alla definizione del dizionario, perdonare è: “non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa, e annullando in sé ogni risentimento verso l’autore dell’offesa o del danno …”[ii].

Le false concezioni del perdono

Ci sono delle concezioni poco corrispondenti rispetto a ciò che è in realtà il perdono[iii]. Vediamo di seguito alcune di queste false concezioni del perdono.

Perdonare non vuol dire dimenticare l’offesa ricevuta, ma è proprio  il ricordo dell’offesa ricevuta che aiuta a guarire la ferita provocata dal torto subito, ferita che man mano che si cicatrizza dà meno dolore.

Perdonare non è necessariamente riconciliazione piena con chi ci ha offeso, nel senso che tutto ritorna come prima, ma la riconciliazione, quando è possibile e opportuna, è una conseguenza del perdono, è un atto gratuito e consiste nel ricostruire  la relazione su nuove basi.

Perdonare non è rinunciare ai propri diritti in quanto persona offesa. Perdonare  non è segno di debolezza, anzi è un gesto di forza interiore.

Perdonare è donare con pienezza, perdonare apporta benefici per la salute, favorisce il benessere della persona a livello fisico, psicologico, relazionale e spirituale.

Il perdono per la psicologia 

Oggi la psicologia considera importante il perdono e gli riconosce un “ruolo innovativo e una funzione liberatoria che aprono ad una relazione rinnovata e svolgono una funzione trasformativa per la personalità, che comprende l’accettazione della propria e altrui possibilità di sbagliare”[iv].

Il perdono è una scelta libera, è un atto gratuito e spontaneo, è risposta ad una offesa subita ed è la fase conclusiva di un processo che può essere lungo e difficile. Questo processo richiede  tempo, pazienza con se stessi e con l’altro, coraggio e perseveranza per la rielaborazione dell’offesa.

 

Farsi aiutare

In questo percorso che porta al perdono, a volte è necessario farsi aiutare da un professionista nella relazione di aiuto (psicoterapeuta, counselor…) e, per chi è credente, farsi accompagnare anche da una guida spirituale saggia e competente.

Sul piano emotivo una ferita interpersonale comporta l’emergere di emozioni istintive e adattive quali rabbia, paura, tristezza, risposte funzionali che predispongono l’individuo ad agire per stabilire, mantenere o modificare la relazione con il proprio ambiente[v].

Poi, può succedere che queste emozioni, inizialmente funzionali, si leghino al risentimento, all’amarezza, a pensieri di vendetta e si trasformino in rancore, cioè in un risentimento reiterato, covato tenacemente in seguito ad un torto o ad un’offesa[vi].

Diversi studiosi ritengono che le emozioni positive orientate verso l’altro, quali la compassione, l’empatia, la simpatia facilitano il processo del perdono e piano piano si sostituiscono[vii] al rancore. Con il perdono l’ostilità, l’amarezza, il risentimento, la rimuginazione dell’offesa si esauriscono, le catene del rancore si spezzano e si apre nel cuore la strada dell’amore verso se stessi e verso gli altri che porta in sé una pace vera che aiuta ad andare avanti e vivere con responsabilità.

Trasformare le ferite in opportunità

Perdonare chi ci ha ferito trasforma le nostre ferite in opportunità di crescita, di crescita nella fiducia in noi stessi, nella consapevolezza della nostra capacità di superare le ferite. Perdonare mette alla prova la nostra capacità di andare al di là del comportamento di chi ci ha ferito e considerarlo come persona nella sua interezza, con le sue qualità e fragilità.

Il perdono porta con sé la speranza che ogni persona, nel suo piccolo, può spezzare la catena del risentimento e della violenza con la decisione di perdonare, divenendo così costruttore di pace e crescendo nell’amore verso se stessi e verso gli altri.

 

                                                                                Pia Maria D’Acri (maggio 2016)

                                                   Sociologa e Counselor Professionista avanzata

 

[i] Cfr.: http://www.garzantilinguistica.it/

[ii] http://www.treccani.it/vocabolario

[iii] Per approfondire: J. Monbourquette, L’arte di perdonare, Paoline 1994, pp.28-42

[iv] E. Giusti.B. Corte, La terapia del per-dono,  Sovera 2009,  p. 17

[v] Ibidem, p. 90

[vi] Ibidem, p. 21

[vii] Ibidem, pp. 110-111